L’era della Cecoslovacchia 

I Giochi Olimpici Invernali scrivono la loro storia dal 1924, ma gli atleti slovacchi apparvero per la prima volta nella delegazione della Repubblica Cecoslovacca (ČSR) solo ai Giochi Olimpici Invernali del 1936 a Garmisch-Partenkirchen. 

Il primo slovacco in assoluto a vincere una medaglia olimpica invernale fu il giocatore di hockey Ladislav Troják, che conquistò l’argento come membro della nazionale cecoslovacca ai V Giochi Olimpici Invernali di St. Moritz nel 1948. Il primo atleta slovacco nella storia a ottenere una medaglia individuale ai Giochi Olimpici Invernali fu il pattinatore artistico Karol Divín, che concluse al secondo posto agli VIII Giochi Olimpici Invernali di Squaw Valley 1960, nonostante gareggiasse con uno strappo muscolare alla gamba. 

Un successo storico agli XI Giochi Olimpici Invernali di Sapporo 1972 fu ottenuto dal pattinatore artistico Ondrej Nepela, che divenne il primo slovacco nella storia a vincere una medaglia d’oro ai Giochi Olimpici Invernali. 

L’era della Slovacchia indipendente 

Il Comitato Olimpico Slovacco, fondato il 19 dicembre 1992, approvò la nomina della prima delegazione olimpica slovacca indipendente durante la sua 3ª sessione il 18 gennaio 1994. Essa partecipò ai XVII Giochi Olimpici Invernali di Lillehammer nel febbraio 1994. 

La prima medaglia olimpica invernale per la Slovacchia indipendente fu conquistata dallo snowboarder Radoslav Židek ai XX Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006. In quel periodo, nella nuova disciplina dello snowboard cross, si classificò al secondo posto. 

Ai XXI Giochi Olimpici Invernali di Vancouver 2010, la Slovacchia ottenne la sua prima medaglia d’oro ai Giochi Invernali nell’era dell’indipendenza, quando Anastasia Kuzminová trionfò nel biathlon nella gara dei 7,5 km. Con un totale di tre medaglie d’oro e tre d’argento, Kuzminová è l’atleta olimpica slovacca di maggior successo. 

Storia delle case slovacche

La tradizione della creazione delle case slovacche presso gli eventi sportivi di alto calibro risale ai giochi di Atlanta nel 1996. Un anno dopo fu la volta della prima storica della Slovacchia ai campionati mondiali di sci alpino a Sestrière. Le case slovacche servivano inizialmente per sostenere la candidatura di Poprad – Monti Tatra ai giochi olimpici del 2006. La loro eco è stata però così positiva da tener sempre vivo l’interesse in tutte le edizioni delle olimpiadi, sia estive che invernali, fino ad oggi.

La casa slovacca rimase impressa in modo particolare nella mente del pubblico durante i giochi olimpici invernali di Nagano, nel 1998. Oltre agli sportivi slovacchi e agli ospiti ufficiali, a visitarla volentieri erano anche gli hockeisti della Repubblica Ceca che addirittura vi celebrarono il loro primo oro storico. La casa slovacca ha ospitato più volte visitatori famosi. Alle olimpiadi di Salt Lake City del 2002 vide entrare il principe di Monaco Alberto II. Dopo quell’esperienza straordinaria, la visita alla casa slovacca è diventata per lui una tradizione fissa, che non ha mancato di rispettare in tutte le edizioni dei giochi.

Negli spazi della casa slovacca si incontrano regolarmente anche importanti membri del Comitato olimpico internazionale ed uomini e donne della politica. Alle olimpiadi di Rio de Janeiro del 2016 la casa slovacca fu aperta dai presidenti della Slovacchia e della Repubblica Ceca, Andrej Kiska e Miloš Zeman. Due anni dopo, a Gangneung, fu la volta sempre di Andrej Kiska insieme al presidente della Lettonia Raimonds Vējonis. Ai giochi olimpici di Londra nel 2012 la casa slovacca ebbe l’onore di sorgere ad un indirizzo davvero di prestigio. La sua sede fu infatti lo storico Institute of Directors, proprietà della famiglia reale britannica, a Pall Mall SW1. Questa località nel cuore di Londra era un punto ideale per l’interazione tra la Slovacchia e il mondo. L’accesso era riservato solo a visitatori invitati. Le esibizioni culturali per il pubblico si tennero presso il non lontano Sports Café.

Quasi tutte le case slovacche hanno avuto come sede strutture nei centri storici delle città olimpiche. Ai giochi invernali di Sochi nel 2014 fu scelta una venue presso la stazione ferroviaria Adler, per offrire ai visitatori un pezzetto di Slovacchia. Il comitato organizzativo dei giochi olimpici invernali 2014 aveva imposto condizioni finanziarie irreali per la locazione degli spazi nella zona delle gare. Gli allestitori della casa slovacca decisero dunque di sfruttare gli spazi presso il nuovo terminal ferroviario. In quell’occasione, invece del termine casa slovacca si usò l’espressione Slovak Point.

Durante i giochi olimpici invernali di Pyeongchang nel 2018 la casa slovacca fu stanziata presso un ristorante preso in affitto in via Sorol, nella città di Gangneung. Le successive olimpiadi di Tokyo (2021) e Pechino (2022) furono segnate dalla pandemia. Pertanto la Slovacchia – come anche molti altri paesi – non poté aprire la propria casa di rappresentanza.

La tradizione fu rinnovata solo ai giochi olimpici estivi del 2024 a Parigi, con la Maison Slovaque collocata nel Parco delle Nazioni (La Villette), per essere aperta al pubblico per tutta la durata dei giochi.

Le case slovacche durante i giochi olimpici sono un luogo di incontri tra amici e per allacciare contatti. I suoi tavoli hanno visto negoziare decine e decine di contratti tra società slovacche ed estere. Il Comitato olimpico e dello sport slovacco la usa per invitare i membri del Comitato olimpico internazionale e delle federazioni sportive internazionali, nonché per le trattative con gli altri comitati olimpici nazionali.

Le case slovacche aiutano a presentare la Slovacchia come paese con una tradizione sportiva e con una posizione rilevante. Al tempo stesso sono luogo di festeggiamenti dei successi degli olimpionici slovacchi.

La storia della casa
attraverso le fotografie

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